Con il termine “prevenzione” ci si riferisce solitamente a tutti gli interventi che mirano a ridurre l’insorgenza di condizioni patologiche, prima della comparsa di sintomi o complicanze, dunque quando le probabilità di efficacia sono massime. [1]

Numerose ricerche scientifiche hanno verificato e dimostrato che, se messi in atto in tempi e con modalità adeguati, gli interventi di prevenzione possono significativamente migliorare le condizioni di salute generale e la qualità della vita delle persone. Riducendo l’incidenza delle varie forme di malattie, un ulteriore vantaggio della prevenzione è quello di ridurre i costi dei Servizi pubblici[2].

Il concetto di prevenzione appare strettamente e direttamente correlato a quello di “Promozione della Salute” definito fin dal 1948 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come: “il dare alle persone i mezzi per diventare più padroni della propria salute e per migliorarla”.

Allo stesso tempo l’OMS, identificando la Salute come “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non meramente l’assenza di malattia o infermità”[3], affida alla prevenzione l’obiettivo di promuovere modalità di intervento virtuose e funzionali che siano in grado di diventare parte del bagaglio personale dei fattori protettivi di ogni individuo –> e questo identifica i bambini e i ragazzi come i primi destinatari della prevenzione.

Dagli anni Cinquanta in poi, dunque, e via via progressivamente in maniera sempre più decisa, diffusa e supportata da istituzioni, enti pubblici e politiche sanitarie, il concetto di Prevenzione ha preso piede nella cultura internazionale dei paesi industrializzati, con lo slogan “Prevenire è meglio che curare” [anche se non dovremmo dimenticare che tale motto altro non è che una traduzione del detto latino “Prestat Cautela, quam Medela”, a testimoniare le lunghe radici di una consapevolezza antica…]. 

E che prevenire funziona è stato dimostrato in diverse aree mediche: l’incidenza di patologie come il diabete di tipo 2, alcuni tipi di tumori e di demenze è diminuita significativamente negli ultimi decenni, a seguito dell’introduzione di politiche di prevenzione a livello internazionale; quasi l’80% dei casi di malattie cardiache e di ictus sono ormai classificati come “evitabili”, a patto che le persone adottino uno stile di vita “sano” e siano disposte ad evitare le 4 condotte ormai riconosciute come i “fattori di rischio” per queste patologie: mancanza di attività fisica, cattiva alimentazione, fumo di sigaretta e consumo eccessivo di alcol[4].

Nel corso del tempo, le politiche preventive sono state poi suddivise in 3 livelli diversi, connessi alla tempistica e agli obiettivi degli interventi:

  • La Prevenzione primaria è la forma più classica di prevenzione e prevede l’adozione di interventi finalizzati a ostacolare  l’insorgenza delle malattie nella popolazione, combattendo le cause e i fattori predisponenti e favorendo l’attuazione di uno stile di vita corretto e di abitudini generali volte alla riduzione dell’influenza dei fattori di rischio di una determinata patologia.
    La prevenzione primaria comprende quindi un insieme di attività di stampo psicologico o sociale, che si prefiggono di intervenire sulla popolazione generale (dunque non solo sui soggetti a rischio), prima che i sintomi della patologia siano conclamati.
  • La Prevenzione secondaria si rivolge a soggetti che presentano un elevato rischio di sviluppare la patologia o già ammalati, al fine di ridurre la probabilità di insorgenza o la progressione del disturbo.

    Il focus sull’importanza di effettuare diagnosi precoci per poter intervenire al più presto sulle varie forme patologiche rientra dunque nelle azioni di prevenzione secondaria.
  • La Prevenzione terziaria ha infine come obiettivo quello di ridurre la gravità di una patologia ormai conclamata, per favorire un miglior adattamento e un potenziamento della qualità di vita, per quanto possibile. [5]

Per approfondire

[1] Glossario O.M.S. di Promozione della Salute, World Health organization, Ginevra, 1998 – traduzione a cura di E. Barbera & C. Tortone, 2012, S. C. DoRS Regione Piemonte ASL TO3

[2] Long, M. W., Ward, Z. J., Wright, D. R., Rodriguez, P., Tefft, N. W., & Austin, S. B. (2022). Cost-Effectiveness of 5 Public Health Approaches to Prevent Eating Disorders. American journal of preventive medicine63(6), 935–943. https://doi.org/10.1016/j.amepre.2022.07.005

[3] Organizzazione Mondiale della Sanità, 1948

[4] https://www.iss.it/prevenzione-e-promozione-della-salute/-/asset_publisher/GUim0fKOBzE2/content/differenze-di-genere-nelle-malattie-cardiovascolari 

[5] (1957). Chronic Illness in the United States, Volume I, Prevention of Chronic Illness. Cambridge, MA and London, England: Harvard University Press. https://doi.org/10.4159/harvard.9780674497474

 

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